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Trekking fotografico

Resoconto trekking fotografico a La Scola – Gennaio 2011

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Domenica 30 gennaio.

Il secondo “ della merla” che, secondo un’antica leggenda popolare, assieme al 29 e al 31 gennaio sarebbero i tre giorni più freddi dell’anno; per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi pulli, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il 1º febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri.

Partenza (Fabio Manaresi)

Sempre secondo la leggenda, se queste tre giornate sono fredde, la primavera sarà bella, se invece sono calde la primavera arriverà in ritardo.

Lo scorso 30 gennaio 2011 ha rispettato fedelmente la tradizione, con un’intensa nevicata iniziata già la sera precedente e che è proseguita ininterrottamente per tutta la giornata, ammantando con un velo bianco e i suoi dintorni.

Alberi nella tormenta (Sonia Colognesi)

L’escursione fotografica-naturalistica da me organizzata per visitare l’antico borgo medievale di per poi salire sul vicino Montovolo ha dovuto quindi subire una modifica sostanziale, perché la quantità di neve non avrebbe permesso di raggiungere in auto il paesino, punto di partenza precedentemente scelto per l’inizio della camminata.

Inoltre, a causa delle condizioni meteo avverse, diverse persone che avevano dato la propria adesione hanno rinunciato a venire al trekking, tuttavia l’altra metà non si è lasciata intimorire e ha vinto la (forte) tentazione di rimanere al caldo sotto le coperte; ecco quindi che dopo una colazione collettiva con brioche e cappuccino in un bar di Casalecchio, saliamo in macchina e imbocchiamo la statale Porrettana in direzione di Sasso Marconi, Marzabotto, Vergato per arrivare a Riola, dove parcheggiamo nel piazzale antistante alla chiesa di Santa Maria Assunta, unica opera in Italia dell’architetto finlandese Alvar Aalto.

Da questo punto in poi, in spalle e ciaspole ai piedi, ci incamminiamo lungo la che porta alla Rocchetta Mattei; dopo poche centinaia di metri svoltiamo a sinistra per immetterci in quella che ci condurrà a La Scola. Durante la salita, la neve continua a cadere, e il paesaggio intorno a noi diventa sempre più bianco; siamo ancora vicini a Riola ma l’atmosfera ovattata rende la camminata molto onirica, infondendo in noi la sensazione di essere in una dimensione spazio-temporale del tutto nuova, ma ahimè ci pensano le (poche, per fortuna) macchine a riportarci alla realtà…

In cammino (Tania Stefanini)

Tra di noi c’è Sheela, fidata compagna a quattro zampe di Sonia e Daniele, che probabilmente è quella che si diverte di più durante la camminata, visto che, incontenibile, corre davanti, poi torna indietro, sale su un pendio, affondando nella neve alta…come se non sentisse stanchezza e fatica!

Dopo poco più di due ore di marcia vediamo comparire nella nebbia i profili dei tetti e i contorni delle case in pietra di La Scola, piccolo e incantevole paesino medioevale miracolosamente sfuggito al degrado, i cui edifici, costruiti tra il XV e il XVI sec., rappresentano eccezionali esempi dell’architettura medioevale appenninica ad opera dei maestri Comacini (provenienti da Milano e da Como), “magistri lapidum” che, riuniti in corporazioni, tenevano una scuola di arte muraria. turrita Parisi è senz’altro la più importante del borgo: si presenta con belle finestre a cornice in arenaria e ricalca la figura dei vecchi castelli; una costruzione dall’aspetto di rocca tipicamente feudale. Costruita nella seconda metà del 1300 o al principio del secolo successivo, presenta un portone massiccio in legno di noce con battente e borchie di ferro che chiude l’ingresso; ai lati si aprono due feritoie del tipo detto “alla traditora”, dalle quali si sparava nei secoli scorsi con archibugi, agli ospiti non troppo graditi. Infatti nella mensola sopra la porta sono scolpiti questo motto e questa data: “OSTIV NON OSTIV MDCXXXVIII” (porta non “aperta” al nemico, 1638).
All’interno i viottoli del borgo sono ancora selciati a grossi ciottoli (anche se ovviamente non li vediamo, sepolti da un mezzo metro di neve), proprio come le antiche strade medioevali (una di queste passava di qui, collegando il territorio bolognese alla Toscana).

Arrivo a La Scola (Silvia Bonsi)

Il nome Scola deriva dalla parola longobarda “SCULCA” che significa “posto di vedetta situato in posizione sopraelevata e strategica” per controllare agevolmente il paesaggio circostante, dove il torrente Limentra segnava il confine tra i Longobardi a ovest e il regno bizantino di Ravenna ad est.

Il borgo medievale di La Scola (Marco Sandro Pistelli)

Nella parte bassa del borgo è presente un enorme cipresso ultracentenario dichiarato arboreo e posto sotto la tutela dei Beni Culturali: facciamo visita a questo anziano patriarca dopo aver pranzato con “pane e salame” sotto il grande voltone che accoglie chi entra nel paese, rappresentando tra l’altro l’unico punto disponibile per mangiare al riparo.

Con la neve che continua a scendere dal cielo metallico, rinvigoriti dal pasto consumato velocemente per non prendere troppo freddo, ci avventuriamo in un campo immacolato appena fuori il paese per testare il nostro equilibrio con le ciaspole ma soprattutto la nostra abilità nel cadere con…stile! Che bello (ri)tornare un po’ bambini!!

Prima di riprendere la del ritorno, c’è tempo e voglia di scattare la classica di gruppo a ricordo della giornata trascorsa insieme e, mentre ci “mettiamo in posa” per sfoggiare il nostro miglior sorriso, il mio pensiero corre alla merla e ai suoi piccoli nascosti nel comignolo in attesa dell’arrivo della bella stagione!

di gruppo (Sonia Colognesi)

Riporto di seguito i commenti a caldo di Tania, che ha partecipato per la prima volta ad un indossando per la prima volta le ciaspole:

CHE DIVERTIMENTO, anche se purtroppo per poco tempo,
CHE NEVE, non ci ha abbandonato un secondo,
CHE PAESAGGI, bianchi, candidi e soffici,
CHE FOTO, tutti noi in allegria.

Sulla via del ritorno (Silvia Bonsi)

Grazie a Marco per aver organizzato questa splendida gita, per averci accompagnato ed aiutato con le CIASPOLE, a me fin a quel momento sconosciute, poi apprezzate tantissimo.

La prossima quando la organizzi???
Grazie ancora, Tania

 

 

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3 risposte su “Resoconto trekking fotografico a La Scola – Gennaio 2011”

Lo stile Provediemozioni e ben descritto in questo resoconto, gli eventi atmosferici sono il pane per i nostri denti, ogni evento è un occasione, tanto più rara quanto più le condizioni sono avverse, per fare foto esclusive.
E’ bello poter leggere il resoconto anche per chi come me non c’era perchè diventa stimolante per la prossima.
Bravi per aver avuto il coraggio di andare e sopratutto per aver tirato fuori le vostre “Bimbe” e fatto tante belle foto. Ma visto che non ho potuto esserci cerco di dare il mio contributo con qualche consiglio tecnico:

La neve dovrebbe essere bianca, sopratutto quando le foto sono metà grigie e metà bianche si vede bene la differenza, quindi per chi non sà come fare ecco i consigli; una corretta esposizione e bilanciamento del tono colore in ripresa è sempre buona norma ma a volte è necessario intervenire in post produzione (al calduccio a casa) tra le varie possibilità una e quella di lavorare sui bianchi (utilizzando la possibilità di lavorare in modo selettivo sui colori) andando a togliere gradualmente il nero ed eventualmente anche altre dominante come il blu e il magenta. Senza esagerare nella saturazione dei colori come nelle ultime due foto ma cercando l’equilibrio tra il bianco e i dettagli della neve come nella foto di Marco Pistelli.
Anche la cura nei ritagli è utile per dare quel tocco di attenzione che non guasta mai, Silvia da te non me l’ha aspettavo.
Chi fà può sbagliare (e imparare) chi non fà ha già sbagliato.

Bravissimi
antonio

Fotografare la neve (e mentre nevica) è sempre molto difficile, sia dal punto di vista tecnico che…atmosferico! Errori ed impefezioni sono sempre dietro l’angolo, ma ogni volta, uscita dopo uscita, si può imparare e migliorare…

Seguendo le vostre iniziative ieri ho fatto un salto veloce a La Scola. Giornata bellissima ma drammatica per fare foto per il forte contrasto che mette in crisi il digitale. Bellissimo paesino, difficile da fotografare al mattino per i numerosi controluce e i coni d’ombra obbligati dall’orientamento delle abitazioni.
Senz’altro migliore la condizione di cielo con qualche bella nube. Stupenda la realizzazione delle architetture abitative e difensive da parte dei maestri comacini che hanno saputo coniugare praticita’ ed eleganza, e un encomio ai proprietari attuali che hanno realizzato un restauro conservativo e un arricchimento dell’ambiente con piante e fiori veramente delizioso. Conto di tornare una di queste mattine per visitare anche le “ca’ ” vicine che mi risulta meritino anch’esse una foto.
Ho avuto il piacere di incontrare una numerosa comitiva di visitatori che era rialita a piedi dal fondovalle.
Il paese meriterebbe essere segnalato sotto il cartello che indica Riola sulla nuova brettella. E’ altrimenti difficilmente rintracciabile per chi non e’ del posto.
Un bravo a chi lo ha fotografato con la neve affrontando condizioni atmosferiche non facili e a chi ha organizzato l’uscita invernale.
Renzo

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