Molti fotografi solitamente associano l’uso del all’esigenza di sopperire alla mancanza di luce, ma il flash non serve solo per aggiungere luce dove non c’è, anzi molto più spesso si usa laddove la luce c’è per cambiarne la qualità o, come nel caso delle di questo laboratorio, per gestire i tempi di esposizione.
Infatti una delle peculiarità del più utili da capire e interiorizzare da subito è che il flash quando costituisce la sola fonte di luce in una foto, è quello che governa il tempo di esposizione in una foto. In ogni fotocamera esiste un tempo chiamato di sincronizzazione, che deve essere impostato sempre quando si scatta col flash. Più correttamente sarà possibile usare tempi di scatto più lunghi ma mai più brevi, a causa della mancata sincronizzazione del flash con le tendine.
Per fare un esempio pratico abbiamo scattato una serie di foto col cambiando solo il della macchina, variandolo da 1/20 sec a 1/640 sec, i risultati sono mostrati nella Foto 1.

Foto 1: sequenza di scatti utilizzando come unica fonte di luce un a piena potenza. I parametri di scatto tenuti fissi per tutta la sequenza sono: diaframma (f13), iso (800) e potenza del flash. L’unica variazione fra le foto nella sequenza è dovuta ai impostati sulla fotocamera, indicati in basso a sinistra per ogni scatto.

Per fare questa serie di foto abbiamo usato una Canon Eos 5D Mark II che ha un tempo di sincronizzazione di 1/160 sec. Gli altri parametri della erano fissati a 800 e f14, con lo speedlight a piena potenza. Tutte le foto della serie sono state sviluppate usando le medesime regolazioni, il che vuol dire che non è stata operata nessuna compensazione dell’esposizione. Si vede chiaramente che per tempi più lunghi del tempo di sincronizzazione (ovvero per 1/80, 1/40 e 1/20 sec) L’ESPOSIZIONE NON CAMBIA AL VARIARE DEL TEMPO DI SCATTO. Questo dimostra che il lo decide il e non la fotocamera! Ovviamente in questo caso i tempi sono stati limitati ad 1/20 sec perchè per tempi più lunghi la luce ambiente cominciava ad essere visibile e l’indipendenza dell’esposizione dal sarebbe venuta meno. Una particolarità di questa sequenza di scatti è che mostra anche come impostando sulla fotocamera tempi di scatto più brevi del tempo di sincronizzazione comincia a vedersi la tendina inferiore dell’otturatore (la banda nera in basso in questo caso) che quando il tempo di scatto arriva ad 1/640 sec finisce per impedire quasi del tutto al flash di illuminare il sensore.

Ma se l’esposizione non dipende dal da cos’altro dipende? Quando si usa la luce del la che normalmente viene indicata come l’insieme delle tre regolazioni della fotocamera che determinano la quantità di luce che impressiona il sensore (diaframma, e tempo di scatto), diventa: diaframma, iso e potenza del flash. Bisogna tenere presente che quello che noi vediamo come singolo lampo di un flash in realtà ha una certa durata nel tempo e l’intensità che vediamo ad occhio nudo è proporzionale a quella durata. E’ come se un lampo fosse composto dalla somma di tanti piccoli lampi successivi che non riusciamo a distinguere fra loro. L’intensità del lampo si regola regolandone la durata. Di conseguenza dimezzare la potenza significa ridurre il tempo del lampo a circa metà e di conseguenza dimezzare la sua intensità. Una tabella riportata di seguito, estratta dai dati tecnici di uno speedlight, mostra bene queste relazioni.

Tabella 1: riepilogo della durata del lampo di un in funzione della sua potenza.

Foto 2: fotosequenza (dal sito www.scantips.com) per mostrare la dipendenza della nitidezza di una goccia che cade dal valore di potenza del usato. La foto a è quella ottenuta con il flash a piena potenza, che poi è stata dimezzata progressivamente (uno stop per volta) fino ad arrivare al minimo di 1/128 nella foto h. Minore è la potenza del flash maggiore è l’effetto di “congelamento” del movimento.

Nella Foto 2 sono state affiancate delle immagini di una goccia di latte che cade per diversi valori della potenza del per mostrare come il movimento della goccia risulti congelato solo per valori piccoli della potenza del flash (come nel caso g ed h) ed invece per valori alti della potenza la goccia risulti mossa in modo evidente (casi da a ad f). Ovviamente la potenza giusta per ottenere il congelamento dipenderà dal tipo di flash ma anche dalla velocità della goccia.
La conoscenza di queste caratteristiche dei ci ha permesso di usarli per congelare il movimento delle gocce d’acqua durante la serata di laboratorio AQUA del 13 settembre 2017.

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